Ekagrata e l’arte di cucire

Ora, se hanno accostato lo zen alla manutenzione delle motociclette, posso anche io collegare lo yoga alle mie borse 🙂

Scopo fondamentale dello yoga è fermare il turbinio della mente..

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Lo dicono gli yoga Sutra di Patanjali, mica io ! E si vuole fermare la mente, o meglio si vuole fermare quella parte di mente che viene chiamate “Chitta” perchè in essa si raccolgono tutte le nostre memorie, impressioni, sensazioni e vissuti.

Chitta è un po’ come un cesto in cui si mette tutto, un serbatoio per tutti i corpuscoli di pensiero (Samskara) che ci trasciniamo dietro.

Se non viene calmata e agiamo sotto il suo controllo, finiamo con il riproporre sempre gli stessi schemi e, soprattutto, non agiamo nella situazione che stiamo vivendo per quella che è, ma “usiamo” il nostro vissuto e restiamo quindi sempre nelle stesse dinamiche.

E’ un po’ come se dopo una caduta in bicicletta, il ricordo del dolore provato ci impedisse per sempre di salire su una bici. Quando accade questo è Chitta che prende il sopravvento e, invece di ragionare e di vedere cosa si ha di fronte ORA, si decidesse che quella unica esperienza vale PER SEMPRE.

Ovviamente Chitta non va zittita, è bene che ci ricordi che se prendiamo una buca in bicicletta poi cadiamo, così evitiamo di prenderla, ma non deve impedirci di salire di nuovo in bici e lasciare che le altre tre “menti” manas, ahankara e buddhi facciano il loro.

Per dare una regolata a chitta e permettere a Buddhi di prendere il timone la si deve educare, proprio come i bambini !! I 5 stadi di Chitta.

Per educarla lo yoga usa il respiro, usa anche un sacco di altre cose, ma il respiro arriva diretto..”come fumo penetra ogni fessura” e quindi nella pratica si ascolta il respiro, ci si muove col respiro e quando l’attenzione deve stare nella posizione e sul respiro, la mente è costretta a fermarsi, se non lo fa col piffero che riesci a stare!!

Ecco perchè le posizioni vanno tenute ed ecco perchè col respiro le si approfondisce, per cercare di “fregare” Chitta 🙂

Breathe

Ekagrata significa proprio “in un punto” per cui la mente, invece di essere dispersa su mille cose o addormentata e lenta o appena presente, è LI ed in nessun altro luogo e TEMPO.. si dice essere nel QUI ed ORA ed è una condizione in cui le potenzialità della nostra mente cominciano realmente a rivelarsi.

La meditazione a questo punto diviene possibile, si può stare e così accedere ad ulteriori livelli di apertura e potenzialità.

Ad ogni modo io faccio sempre almeno due cose insieme, per cui altro che Ekagrata!! Ma ci sono momenti in cui, anche nella vita quotidiana, quella sensazione di essere li, presente con ogni mio atomo accadono.

MI capita quando cucino, soprattutto quando taglio le verdure 🙂 e mi capita quando taglio e cucio, sono li e la mia mente è presente e silente… la Meditazione della macchina da cucire non la aveva ancora inventata nessuno, vero?

Om Shanti

 

 

 

 

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